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Energia: l’Italia al centro di nuovi progetti mediterranei

L’Italia punta a diventare un hub strategico per l’energia tra Africa ed Europa, diversificando le fonti di approvvigionamento e potenziando la sicurezza

L’Italia sta consolidando il proprio ruolo di hub strategico per la transizione energetica dell’Africa e del Mediterraneo allargato. Due recenti sviluppi evidenziano questa traiettoria: il progetto ELMED, che rafforza il collegamento energetico tra Italia e Tunisia, e l’accordo tripartito tra Italia, Emirati Arabi Uniti e Albania per la condivisione di energia rinnovabile attraverso l’Adriatico.

A fine gennaio, Italia e Tunisia hanno ufficialmente dato il via all’iniziativa ELMED, un progetto che rappresenta un tassello fondamentale della strategia italiana di interconnessione con il Nord Africa. Con la costruzione di un cavo sottomarino da 600 MW tra Sicilia e Tunisia, si consentirà un flusso bidirezionale di energia e si favorirà l’integrazione delle fonti rinnovabili tunisine nel mercato europeo. Questo sviluppo è parte di un più ampio disegno per rendere l’Italia un ponte energetico tra l’Europa e l’Africa, sfruttando la sua posizione geografica e le sue infrastrutture avanzate.

Parallelamente, l’accordo tra Italia, EAU e Albania, annunciato a metà gennaio dopo la visita della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, negli Emirati, segna il coinvolgimento italiano in un altro progetto di connettività innovativo e dimostra che Roma vuole essere parte della sicurezza energetica dell’intero Mediterraneo Allargato. L’intesa prevede la costruzione di infrastrutture per la trasmissione di energia rinnovabile tra i tre paesi, in modo da garantire un approvvigionamento più stabile e sostenibile.

Nel giro di un mese, dunque, due iniziative italiane si inseriscono in una strategia più ampia volta a rafforzare la sicurezza energetica italiana ed europea, riducendo la dipendenza da fonti fossili e da fornitori tradizionali. Soprattutto, mettono la Penisola, con la sua unicità geostrategica, al centro di tali dinamiche, che non possono che influenzare la proiezione politica estera di Roma, la sua economia e la sua sicurezza nazionale.

L’Italia dipende in modo significativo dall’Africa per l’approvvigionamento di energia, in particolare di gas e petrolio, con il 56% del portafoglio di produzione proveniente dal continente. Per ridurre la dipendenza da un unico fornitore come la Russia, Roma ha diversificato le proprie fonti, aumentando il gas africano nelle importazioni dal 35% al 45% tra il 2021 e il 2023, mentre il gas russo è crollato dal 38% al 5% nello stesso periodo. Il Nord Africa, con Algeria e Libia in prima linea, è divenuto un partner strategico.

Qui si dipana anche parte degli interessi che compongono il Piano Mattei, che rappresenta un elemento chiave di una strategia che presenta l’Italia come partner di riferimento per una cooperazione sostenibile e duratura con i paesi africani. L’energia è uno dei pilastri del piano, che si basa su un modello paritario e su sinergie tra settore pubblico e privato, dandosi come obiettivo anche il rafforzamento dell’integrazione energetica e il miglioramento della connettività con l’Europa, in modo da allinearsi a iniziative come il Global Gateway.

Il governo italiano punta a creare un hub per distribuire l’energia africana, in particolare il gas, al resto d’Europa. La guerra in Ucraina ha reso critico l’approvvigionamento europeo, con il gas russo in drastico calo. Attualmente, il 40% dell’energia africana è destinato all’Europa, ma il progetto italiano dovrà competere con l’Asia, che importa già il 43,4% dell’energia africana. Per affrontare questa sfida, la cooperazione italiana non si limita all’estrazione di risorse, ma mira anche a sviluppare capacità energetiche locali attraverso formazione professionale e centri di innovazione, poiché l’accesso stabile all’energia è cruciale per l’economia locale e la stabilità dell’intero continente.

Tale stabilità è strettamente legata alla sicurezza energetica, in un contesto globale in cui la competizione per le risorse naturali può generare tensioni e conflitti. La crescente influenza di Cina e Russia nel tessuto africano rappresenta una sfida ulteriore.

Non a caso, il G7 italiano dello scorso anno ha messo l’energia per l’Africa tra le sue priorità. L’iniziativa "Energy for Growth in Africa" mira, ad esempio, a sviluppare progetti di energia pulita, attrarre capitali privati e superare le difficolta negli investimenti nel settore energetico africano. Questo impegno riflette la consapevolezza che l’accesso universale all’energia sostenibile è un elemento chiave per la crescita economica e lo sviluppo sociale dell’Africa, come spiega il governo italiano, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e dell’Agenda 2063 dell’Unione Africana.

Allo stesso tempo, il progetto con Albania ed Emirati rispecchia interessi simili orientati verso i Balcani e all’area di sviluppo dell’Iniziativa dei Tre Mari (3SI), che collega Adriatico, Baltico e Mar Nero, e ha una forte componente energetica, pensata con l’obiettivo di diversificare le fonti di approvvigionamento e rafforzare la sicurezza energetica nell’Europa centro-orientale. Il progetto generale mira ad aumentare la connettività tra i paesi della regione nei settori delle infrastrutture, dell’energia e della digitalizzazione, puntando a una maggiore integrazione economica e strategica.

In questo contesto, il Mediterraneo e l’Italia possono giocare un ruolo chiave, uno snodo strategico per i corridoi nord-sud, ampliando l’influenza economica, infrastrutturale e geopolitica italiana e consolidando la penisola come un hub energetico e logistico europeo. L’attività nell’Adriatico quindi si integra con le mire del Piano Mattei, secondo una “grand-strategy italiana” volta a stabilizzare la regione.

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